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Il comune di Campertogno appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Vercelli

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Itinerario Campertogno - Cangello

Nome Descrizione
Punto di partenza Campertogno (815 mt.)
Punto di arrivo Cangello (1364 mt.)
Tempo percorrenza 1h 30'
Guide e carte Kompass (scala 1:50.000) - 88 Monte Rosa
CAI Varallo (scala 1:25.000) - Guida degli itinerari escursionistici della Valsesia Foglio 4° - Scopello
Informazioni Guide Escursionistiche
Buscani G. (1991), Monte Rosa, Guida dei Monti d'Italia, CAI - TCI
CAI Sez. di Varallo (1979-1992), Guida degli itinerari escursionistici della Valsesia, V.2
Ravelli L. (1924), Valsesia e Monte Rosa, vv.2, rist. anast. 1980
Saglio S. e Boffa F. (1960), Monte Rosa, Guida dei Monti d'Italia, CAI-TCI
G. Molino, Campertogno - Vita, arte e tradizioni di un paese di montagna e della sua gente, EDA
Dalla piazza principale dedicata al pittore campertognese Pier Celestino Gilardi, inoltrarsi sul vecchio ponte di pietra che, raddoppiato nel 1606, poggia su un'ampia arcata, con le case addossate.
All'inizio c'è una piccola cappella con l'immagine della Madonna, invocata come protettrice dei viandanti soprattutto nei pericolosi giorni di piena del fiume; questa cappella è stata adibita come garitta per le guardie di frontiera dall'inizio del 1800 per tutto il periodo napoleonico, poichè il fiume faceva da confine tra il Regno d'Italia - Dipartimento d'Agogna situato nella sponda sinistra (il paese nel frattempo si chiamava sempre Campertogno) e la Repubblica di Francia "Dipartimento della Sesia" sulla sponda destra (questa parte del paese prese il nome di Campertognetto, governato da un maire-sindaco).
Terminato il periodo napoleonico, la garitta tornò a riprendere la sua originaria funzione di cappelletta.
Subito al di là del ponte vi è una caratteristica casa risalente al 1500, acquistata nei primi anni del 1600 dal parroco don Pietro Bertolino appartenente ad una ricca f amiglia di Mollia, per destinarla come luogo di ospitalità ai poveri, ai viandanti, agli emigranti, agli ammalati; allora consisteva in nove camere e due lobbie sporgenti sul fiume; in seguito venne sostituita da un'altra abitazione più ampia sulla piazza principale.
Questo "ospitale" assume una rilevanza storica, poichè mentre in valle d'Aosta erano numerose queste istituzioni, nella diocesi di Novara c'era solo questa di Campertogno e soltanto nel 1800 ne è sorta una a Domodossola e poi l'Ospizio Sottile sul colle di Valdobbia.
Iniziamo ora la breve mulattiera che, attraversando la frazione Tetti, ci porta all'Oratorio di San Marco: nel percorso si consiglia di osservare la casa valsesiana di legno a grandi lobbie di fronte alla prima fontana - lavatoio.
Si arriva alla prima delle quindici cappellette che descrivono episodi della vita della Madonna, costruite, affrescate, restaurate dal 1450 al 1939 da pittori spesso ignoti; sappiamo però di certo che nell'Ottocento e nel Novecento sono intervenuti gli Avondo e Irene Gilardi.
Ci troviamo nel territorio detto Il Selletto. Attraversata la frazione, si riesce a leggere sull'ultima casa, che è tra le più antiche, la seguente scritta sopra l'affresco "Zanin figliolo de Antonio Zanin Miret de la Villa a principato et fato et fato... fù nel 1547 e poi dato fare queste figure nel 1581 a dì 26 de luglio."
L'affresco rappresenta al centro la Madonna seduta, che sostiene sulle ginocchia Gesù Bambino, il quale con la mano destra benedice con tre dita, simbolo della Trinità, e nella sinistra tiene un uccello che significa libertà; il bambino è nudo, significando la sua umanità, cioè Gesù dio e uomo.
A lato è raffigurato l'evangelista San Marco con una penna nella mano sinistra, mentre poggia la mano destra sul capo del committente come segno di protezione. San Giovanni Battista con una mano regge il vessillo di Cristo e con l'altra un nastro che reca la scritta "Ecce Agnus Dei".
L'edificio viene detto "la casa del notaio" perchè un discendente di questa famiglia di nome Rocco (1696-1746) vi ha esercitato tale professione.
L'affresto è stato riprodotto in uno dei poster-arte a cura della Commissione "Montagna antica da salvare" del CAI Varallo.
Arrivati a Scarpia, troviamo una splendida cappella di posa, che è la più antica conservata in paese. All'interno un cancello di legno separava il sacerdote celebrante dal popolo che assisteva alla Messa.

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